Arte

Arrivando in campo Ss. Giovanni e Paolo, da qualunque lato si arrivi, si ha subito una sensazione di pienezza che ti riempie gli occhi. Non passa inosservata l’imponenza della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, la più grande della città, Pantheon dei Dogi e di quei capitani di ventura al soldo della Serenissima Repubblica.

Dalla facciata intuiamo il suo interno strutturato in tre navate, in quello stile architettonico che è proprio dei nuovi ordini mendicanti, Domenicani e Francescani, che influenzerà tutta l’architettura religiosa italiana, basti pensare in ambito domenicano alle chiese di San Niccolò di Treviso, Sant’Anastasia di Verona e l’ancor più nota Santa Maria Novella a Firenze.

L’interno della Basilica subito colpisce per la sua vastità, con l’imponenza delle sue colonne e per l’effetto di controluce della sua abside.
La decorazione interna della basilica procede sempre coerente e programmatica dalle origini, XII sec. al 1797 anno in cui venne a finire la Repubblica di Venezia. Strettamente legata al destino della Repubblica la basilica era considerata chiesa di rappresentanza della Serenissima dopo San Marco, al suo interno troviamo infatti almeno 150 lastre tombali, 37 monumenti funebri dei quali 15 dedicati ai dogi.

Tra i monumenti più importanti troviamo quello dei doge Pietro (1476), Giovanni (1485) e Alvise (1577) Mocenigo, che occupano interamente la controfacciata della Basilica.

Il monumento al doge Michele Morosini (1382) situato nel presbiterio insieme a quello del doge Leonardo Loredan (1521) e del doge Andrea Vendramin (1478).

Tuttavia, il più maestoso di questi monumenti funebri rimane quello della famiglia Valier realizzato tra il 1657 e il 1737, con le statue del doge Bertucci, Silvestro e la moglie Elisabetta Guerrini.

Da ricordare per la tragicità delle vicende storiche, il monumento funebre di Marcantonio Bragadin (1571).

Tra le opere d’arte più significative troviamo il polittico di san Vincenzo Ferrer di Giovanni Bellini, opere di Leandro da Bassano (1557-1622) all’interno della Cappella Della Pace, che custodisce un’icona della Madre di Dio, e nella sacrestia con la grande tela che raffigura la conferma dell’Ordine Domenicano da parte di papa Onorio III, Lorenzo Lotto che ha dipinto “L’elemosina di sant’Antonino” nel 1542, mentre nella cappella della Madonna del Rosario (1608) il ciclo pittorico del Veronese, Assunzione della Vergine, Adorazione dei pastori, Annunciazione, ricopre interamente il soffitto della Cappella, sostituendo gli originali dipinti del Tintoretto completamente distrutti da un incendio nell’agosto del 1867.

La basilica è attualmente anche l’unica chiesa ad avere la più grande finestra gotica (1460-1495) con vetrata policroma di tutta Venezia, comunemente detta del Vivarini.